Perché no: e sono tre

Roberto Beccantini1 April 2026

Perché no: e sono tre. Mondo cane. Niente Russia 2018, niente Qatar 2022, niente Canada-Messico-Usa 2026. Un triplete anche questo. Ci ha eliminati la Bosnia, nel fortino-pollaio di Zenica, dopo che persino il sottoscritto l’aveva preferita al Galles (senza, però, «danzare» davanti alla tv). Hanno deciso i rigori: loro, infallibili (4 su 4); noi, fallibilissimi (e senza più Donnarumma in versione Mandrake, come per 120 minuti).

A casa. Mi spiace per Gattuso, non per Gravina e la sua Camelot. Il destino ha premiato i sogni dei bambini bosniaci, non dei nostri. Capita. Soprattutto se Bastoni, «quello» di Kalulu, si fa cacciare già al 40’ per rosso diretto e corretto, sul lanciato Memic. Ah, la Nemesi. In vantaggio, ci eravamo andati noi, con un bel destro di Kean, abile a sfruttare il regalo di Vasilj, scartato da Barella (che mai avrei tolto).

Non poteva non trasfigurarsi, l’ordalia. Fuori Retegui e dentro Gatti: elementare, Watson. Dzeko e c. si mettevano a ruminare cross su cross, facendo scattare gli anti-furto delle auto in sosta. Era nella ripresa, con i cambi di Barbarez, che entrava in scena Donnarumma (in almeno tre occasioni). Ma dal momento che i dribbling di Bajraktarevic producevano polvere – non sempre da sparo, però – erano gli azzurri, con Kean (clamoroso), Pio, il suo sostituto, Dimarco, Palestra (cambio azzeccato di Ringhio) e ancora Pio (braccia di Vasilj) a sciupare il raddoppio. Il pareggio del panchinaro Tabakovic, in mischia, sembrava fissare un confine. Come l’ingresso del talentuoso Alajbegovic. Invece no. Assedio di qua, catenaccio e contropiede di là. Fino ai supplementari. Fino al tie-break dei penalty. Che lotteria non è: è coraggio, lucidità. E arroganza, ma sì.

C’è chi ha temuto il dischetto per una cintura di Mancini a Dzeko (40 anni, per la cronaca)
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Oltre le catene della paura

Roberto Beccantini26 March 2026

Per una cinquantina di minuti la «scimmia» di svedesi e macedoni ci aveva come narcotizzati. Poi Tonali, dal limite; e quindi Kean, di sinistro, su campanile della «gazza». Due a zero all’Irlanda del Nord e più non dimandare: in attesa, almeno, del dentro o fuori di martedì, in Bosnia.

Gli spareggi sono ghigliottine ambulanti: mai fidarsi, anche se a volte – e questa lo era – carnefici e vittime non dovrebbero aver bisogno di analisi garlaschesche. Naturalmente: O risultato! Mio risultato! C’era pressione, c’era una Nazione non tutta pro Nazionale, dal momento che Gravina detto «Slavina» sposta molto, smuove molti. Gattuso, lui, appartiene alla tribù dei tecnici pane e salame. Ci mette il cuore, sempre.

Nella classifica Fifa l’Italia è 12a., l’Irlanda del Nord 71a. In questi casi, è la memoria che sgomita: come gli inglesi gridarono «remember Stalingrad» al guardalinee della finale di Wembley, affinché suggerisse all’arbitro che la palla di Hurst era entrata (obbedì: ma non era entrata), così gli azzurri giocavano zavorrati dal «remember Palermo», dallo 0-1 di Trajkovski al minuto 93’. Per un tempo, Bergamo ha tifato col freno a mano, visto come e quanto Dimarco veniva poco servito, mentre Retegui e Kean si buttavano sulle briciole, poveretti loro, e Politano agitava invano la forchettina mancina.

Noi, 3-5-2. Loro, 5-4-1. Noi, a far la partita (male). Loro, a palleggiare ambigui. Poi, in avvio di ripresa, l’errore di Retegui – su sgorbio avversario – ha scosso lo stagno. Il destro di Tonali (da un blitz di Politano), Pio che sostituisce (e sorpassa) Mateo l’arabo, Kean che bombarda P. Charles e raddoppia.

Un bouquet di angoli a favore, zero pericoli corsi. Si brancolava nel buio. Piatti, cigolanti, timidi. D’improvviso, hanno acceso un fiammifero. E fiat lux. Che, per ora, basta. Mondo, porta pazienza.

Repetita (non) iuvant

Roberto Beccantini21 March 2026

Difficile trovare uno strapuntino per il calcio sull’astronave di Tadej Pogacar, cannibale della Milano-Sanremo, Nadia Battocletti, trionfatrice nei 3.000 metri, e Zaynab Dosso, oro su 60 piani, ai Mondiali indoor di Torun. Molto difficile. Ma tant’è.

** Juventus-Sassuolo 1-1 (Yildiz, Pinamonti). Il rigore di David parato da Falcone nell’1-1 con il Lecce. Il rigore di Locatelli bloccato da Muric, addirittura (su misterioso mani-comio di Idzes). Poi ci si aggrappa agli schemi, alle lavagne, alla rava e alla fava. La pertosse ha falciato di là e, perché no, illuso di qua. Molto belli, i gol: di Yildiz, al 14’, interno destro, su contropiede Perin-Conceiçao; di Pinamonti, al 52’, in anticipo su Bremer, il «fu» totem, al culmine di un ricamo Volpato-Berardi. Che serata, il Portoghesino. Poca roba, invece, Boga.

Spallettone le ha provate tutte, da Vlahovic a Milik (fuori dal maggio 2024), Muric le ha parate tutte (a Boga, al polacco, eccetera). La squadra di Grosso ha personalità e qualità. Ha strappato agli avversari quanto bastava per recuperare il risultato: riccioli del primo tempo e l’avvio del secondo. Poi giù la saracinesca, ha rischiato, consegnandosi nell’ultimo ventello alla riffa degli episodi. Premiato.

Veniva da due successi, Madama. Mai la bava ai tacchetti, però: nemmeno nei periodi di controllo/dominio. Il pari complica la rincorsa Champions. Maledettamente. Se pagare i momenti diventa la regola, e non un’eccezione, poca da dire e molto, moltissimo da fare.

** Milan-Torino 3-2 (Pavlovic, Simeone, Rabiot, Fofana, Vlasic su rigore). Per metà gara, il «solito» Diavolo: piatto, avaro, gran cincischiator dei cincischiator d’Omero. Il botta e risposta tra Pavlovic (parabolona dal limite) e il Cholito (tap-in sul frontale Vlasic-Maignan-palo) non toglie ai granata l’onore del vantaggio ai punti. Alla ripresa, fuori Tomori e dentro Athekame,
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