Repetita (non) iuvant

Roberto Beccantini21 March 2026

Difficile trovare uno strapuntino per il calcio sull’astronave di Tadej Pogacar, cannibale della Milano-Sanremo, Nadia Battocletti, trionfatrice nei 3.000 metri, e Zaynab Dosso, oro su 60 piani, ai Mondiali indoor di Torun. Molto difficile. Ma tant’è.

** Juventus-Sassuolo 1-1 (Yildiz, Pinamonti). Il rigore di David parato da Falcone nell’1-1 con il Lecce. Il rigore di Locatelli bloccato da Muric, addirittura (su misterioso mani-comio di Idzes). Poi ci si aggrappa agli schemi, alle lavagne, alla rava e alla fava. La pertosse ha falciato di là e, perché no, illuso di qua. Molto belli, i gol: di Yildiz, al 14’, interno destro, su contropiede Perin-Conceiçao; di Pinamonti, al 52’, in anticipo su Bremer, il «fu» totem, al culmine di un ricamo Volpato-Berardi. Che serata, il Portoghesino. Poca roba, invece, Boga.

Spallettone le ha provate tutte, da Vlahovic a Milik (fuori dal maggio 2024), Muric le ha parate tutte (a Boga, al polacco, eccetera). La squadra di Grosso ha personalità e qualità. Ha strappato agli avversari quanto bastava per recuperare il risultato: riccioli del primo tempo e l’avvio del secondo. Poi giù la saracinesca, ha rischiato, consegnandosi nell’ultimo ventello alla riffa degli episodi. Premiato.

Veniva da due successi, Madama. Mai la bava ai tacchetti, però: nemmeno nei periodi di controllo/dominio. Il pari complica la rincorsa Champions. Maledettamente. Se pagare i momenti diventa la regola, e non un’eccezione, poca da dire e molto, moltissimo da fare.

** Milan-Torino 3-2 (Pavlovic, Simeone, Rabiot, Fofana, Vlasic su rigore). Per metà gara, il «solito» Diavolo: piatto, avaro, gran cincischiator dei cincischiator d’Omero. Il botta e risposta tra Pavlovic (parabolona dal limite) e il Cholito (tap-in sul frontale Vlasic-Maignan-palo) non toglie ai granata l’onore del vantaggio ai punti. Alla ripresa, fuori Tomori e dentro Athekame,
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A reti unificate

Roberto Beccantini18 March 2026

Damigiane di gol negli ottavi-bis di Champions. Prestazionisti in brodo di giuggiole, risultatisti incavolati neri. Affari loro.

** Barcellona-Newcastle 7-2 (Raphinha, Elanga, Bernal, Elanga, Yamal su rigore, Fermin Lopez, Lewandowski, Lewandowski, Raphinha). Il calcio del Barça non è il calcio che insegnano nelle Coverciano del mondo. E’ quello di strada, caro a Cruijff: palla a me, attacco io; palla a te, attacchi tu. Poi si va, insieme, a sbirciare il risultato. Con l’Inter andò male (3-3, 3-4 dts), con le «gazze» è andata di lusso. Le idee, le idee. I piedi, i piedi: una sinfonia. Nonostante una difesa così alta da sembrare alticcia. Gli inglesi hanno retto, alla grande, per un tempo. Poi, uscito Tonali – dalla foga gattusiana, di spessore – sono crollati. Il coro ha liberato i tenori. Troppi, perché il Camp Nou non ne godesse.

** Bayern-Atalanta 4-1 (Kane su rigore, Kane, Karl, Luis Diaz, Samardzic). Dopo l’1-6 di Bergamo era difficile adeguare lo spirito del tempo («Zeitgeist») al pathos. Però i tedeschi so’ tedeschi. E Harry Kane, che crucco non è, ha una fame che la bacheca, vegana, ha reso pantragruelica. Splendida la seconda rete. Cosa poteva inventarsi Palladino? Di fronte a qualità, tecnica e velocità scroscianti come le cascate del Niagara, nulla.

** Liverpool-Galatasaray 4-0 (Szoboszlai, Ekitike, Gravenberch, Salah). Trombe rosse. Al di là del k.o. di Osimhen, e al di qua dello sfinente «tutti giù per terra» dei turchi (ma auguri a Noa Lang per il taglio profondo al dito di una mano). Lo 0-1 di Istanbul resiste 25’ e la rimonta non è mai in bilico. Come è indiscutibile lo scalpello di Salah: rigore parato, assist a Ekitike, traliccio mobile, e sinistro a giro, specialità della casa (e della maison Robben).

Italiane nei quarti: zero. Già li sento: Intensità, spalanca le tue braccia, io sono qua (ma loro, ahinoi, «là»). E, naturalmente, il mio regno per un dribbling.

Smonta e rimonta

Roberto Beccantini17 March 2026

Ciao Pep, ciao pronostico. «Dura un attimo il giorno», ha scritto Claudio Magris. La notte di Manchester, in compenso, dura 22 minuti. Il tempo di registrare un po’ di scaramucce (Valverde che si mangia un gol, proprio lui, l’eroe del Bernabeu) e il palleggio martellante del City. Improvvisamente, un contropiede. Protagonista, Vinicius: palo e, sugli sviluppi, destro «murato» dal gomito di Bernardo Silva, sulla linea: rigore e rosso. Il malandro, questa volta, trasforma. Mercoledì lo aveva sbagliato.

Ecco: la madre di tutte le partite diventa un’amichevole. Di lusso, certo, ma il 3-0 del Bernabeu è un macigno che l’orgoglio e le geometrie ferite dei «blue moon» trasportano non oltre il pari di Haaland, con Huijsen non così reattivo come su Reijnders e, agli sgoccioli, Semenyo. Il Real di Arbeloa non infierisce e offre a Mbappé un ventello di rodaggio. Bravi i portieri: Donnarumma, Courtois e il suo vice, Lunin. L’1-2, in piena accademia, giunge nel recupero, ancora con Vinicius.

C’era in ballo l’accesso ai quarti di Champions. Ripeto: l’espulsione di Bernardo, corretta, ha demolito le emozioni. I dribbling di Doku e le finte di Cherki da una parte; la vena di Vini, provocatore se ce n’è uno, l’ago di Brahim e gli zaini di Tchouaméni, fior di sherpa, dall’altra: poesia & prosa.

Per concludere, un cenno all’ordalia dell’Alvalade e a Sporting-Bodø/Glimt 5-0. L’impresa della settimana. In Norvegia era finita 0-3. Tra i due estremi – aver fatto segnare Openda e David, aver eliminato l’Inter – ha prevalso il primo. Gonçalo Inacio, Pedro Gonçalves, Suarez su penalty e, nei supplementari, Araujo e Rafael Nel. Sono sincero: non mi aspettavo, da Knutsen, un catenaccione tanto «one». Sembravano anime attraversate, i portoghesi. «Dura solo un attimo, la gloria»: Dino Zoff, campione d’Europa e del Mondo.
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