I fondi del barile

Roberto Beccantini29 August 2026

In assenza di Yildiz, McKennie e Thuram non so cosa possa aver commesso Spalletti per infliggersi la penitenza di Kolo Muani e David insieme. Il primo, voluto; il secondo, trovato; il francese, nove di movimento (e dai: 6,5 da gregario, 4 da centravanti); il canadese, sotto punta (molto sotto e poco punta). E così, per battere 2-0 il Parma, la Juventus ha avuto bisogno del mercato «sbagliato». Nico Gonzalez, che Madama aveva girato all’Atletico e l’Atletico aveva ridato a Madama; «Floopmeiners», in rosa dal 2024 e offerto a mezzo mondo (mezzo?). Ah, le capriole del calcio.

Nico ha sostituito David, fischiatissimo. Una furia. Si è messo in una posizione spuria, e – almeno lui, finalmente – ha detto qualcosa di «sinistro»: gran volo di Corvi; palo, tap-in e sponda di Troilo. Era il 63’. L’olandese, in compenso, aveva rimpiazzato Cambiaso che aveva avvicendato Conceiçao (il migliore, e non solo per il montante scosso al 33’). Pressione di Nico (ma sì) su Konaté, mancino dal limite e palla in buca d’angolo.

Le statistiche parlano di 18 tiri a 4 e di 58% possesso a 42%: ha meritato, la Vecchia, al netto di metà partita scarabocchiata e di un doppio intervento di Vicario su Romero – paratina e paratona – quando il risultato era ancora in bilico. A proposito di mercato: Vicario, rammendo dei rammendi. I bebè di Cuesta hanno badato a difendersi, cercando varchi – con Lontani, interessante, Bernabé e Mandela Keita – in un centrocampo retto da Locatelli (normale) e Douglas Luiz (in progresso).

Sono state le scelte iniziali ad allungare l’equilibrio, sono stati i cambi a sbriciolarlo. Fossi nell’Abatone di Certaldo, darei la precedenza agli errori. Se Kessié ha scelto la Dea, l’esordio di Lucumì non mi ha eccitato e dagli spiccioli offertigli Alajbegovic ha ricavato giusto una mancetta. In generale, episodi o non episodi, il problema basico rimane l’«impotentia segnandi».
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Fate il riassunto

Roberto Beccantini23 August 2026

Scritto che «Alajbegovic è uno di quei giocatori che creano lo shock temporale», firmato Spalletti, non ha prezzo, Frosinone-Juventus 0-1 è stata un riassunto, più che un incipit. Un riepilogo più che una dichiarazione d’intenti. Era la «prima» e, dunque, honni soit qui mal y pense.

Molteplici i motivi: perché Madama ha ricavato la miseria del gol di Bremer (al 22’, di testa, su arcobaleno di Conceiçao) da 35-40’ di buon calcio; perché con Kolo Muani (6,5 da gregario, 4 da punta) e con Conceiçao (alla lunga) se n’è mangiati altri due; perché Kalulu ha colpito un palo e, sul rimbalzo, l’amletico Palmisani ha murato il destro di Yildiz; perché, se non sei Mandrake e non le chiudi, la Nemesi ci cova e l’avversario ci prova. Calvani, al 93’, ha scosso la traversa.

La novità, se mai, è non aver preso gol al primo tiro (di Bracaglia, deviato da Vicario; neppure al secondo, di Kvernadze; e manco al terzo, di Fini, rintuzzato dal portiere). Una neo-promossa contro una ex tiranna; Alvini contro Spalletti, Fucecchio versus Certaldo. C’erano i nuovi, sì: Vicario (reattivo e infortunato), Celik, a scorribande alterne, Douglas Luiz, un tempo all’uncinetto e poi in branda; di Kolo ho detto. L’esilio di Yildiz a sinistra, solcato da guizzi rari, è stato «pareggiato» dalle fuitine di Conceiçao.

I ciociari hanno fatto tesoro dello scarto e di un calo che i dirimpettai non potevano non accusare. E, a costo di rischi non lievi, se solo le transizioni fossero state più ficcanti, hanno rialzato la cresta e scortato il risultato alla lotteria degli ultimi minuti. Tornando alla Vecchia, non sono mancati gli sprazzi, i triangoli, la volontà di giocare. Al di là dei moduli, il problema, in un panorama di qualità media non eccelsa, rimane il rapporto produzione-gol. Che è poi il solito problema.
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Spintarella di luna

Roberto Beccantini22 August 2026

Riparto da un proverbio giapponese: «La visione senza l’azione è un sogno. L’azione senza la visione è un incubo».

** Inter-Monza 4-1 (Çalhanoglu, Varela, Zielinski, Pio Esposito, Bisseck). Per un tempo, ingorghi da rientro: gran sassata del turco, con Bisseck in fuorigioco (ma la geografia, insegnano a Lissone, non sempre è ghigliottina); splendido pari di Varela, lusitano tutto scappa e spada. Poi, dopo (immagino) la strigliata di Chivu, traffico più scorrevole. Decimato, il Monza di Juric regge sino al raddoppio del polacco, favorito da un «assist» del portiere. Quindi Pio, di simil-tacco, su crossetto di Diouf. E Bisseck, su sponda di Pio. Il migliore, con Diouf esterno destro. Lautaro, titolare, più fornitore che fornito; spiccioli per Stankovic e Stones.

** Udinese-Como 1-1 (Kamara, Douvikas). Se il 6 aprile si sbadigliò (0-0), stavolta no: torta divisa a metà e via andare. Clamorose, proprio agli sgoccioli, la forchettata di Bayo e la traversa di Ramon. Più Zaniolo che Nico Paz, a naso. Runjaic e Fabregas ci hanno provato. Chi di tromba, chi di arpa. Il risultato rispecchia la trama. Quando succede, champagne.

** Genoa-Napoli 0-2 (De Bruyne, Vergara). Il 7 febbraio Conte vinse 3-2 al 95’, su rigorino. Marassi è Marassi: un tumultuoso ribollir di tini. I «senzamister» la vincono con i cambi: 82’, da Vergara, superbo, a De Bruyne, spintarella di luna a Vasquez e destraccio. Proteste vibranti, in barba alle dritte di Orsato («ocio, fischieremo di meno»). All’87’, il bis: di Vergara, complice Otoa, su contropiede del belga e velo di Lucca. Troppa grazia. Per metà gara, i guerrieri di De Rossi costringono i dirimpettai a trafelati rammendi (Meret, Spinazzola). Alla distanza, il Grifo cala e i vice campioni li accerchiano. Sino all’episodio: lui sì, patibolo.