Cominciamo dalla fine: i complimenti di Chivu a Italiano. Sarà dunque il Bologna a contendere, lunedì sera, la Supercoppa al Napoli. E’ stata una semifinale più ruggente di quella di giovedì, scortata dai tuffi di Ravaglia (su Luis Henrique, Dimarco, Lautaro) e di Martinez (giusto al 90’, su Fabbian). Al tie-break del dischetto – «lotteria» non va più di moda – si era arrivati attraverso lo splendido gol-lampo di Thuram (volée di destro, da palla borseggiata a Orsolini e lancio al bacio di Bastoni), l’ennesima mano-grafia di Bisseck, ormai sulla strada di De Ligt, e il penalty suggerito a Chiffi dal Var e trasformato dall’Orso.
Per un tempo, il popolo (scarso) di Riad ha gustato il pressing vorace e reattivo di Italiano, sempre lui nonostante il k.o. di Bernardeschi (clavicola), e le transizioni di Chivu, il cui turnover aveva preferito Bonny al Toro. Nella ripresa, decisamente più Inter: prima e dopo i cambi (non male, Diouf). Con un rigorino – di Heggem su Bonny – concesso frettolosamente dall’arbitro e poi cancellato previo processione allo schermo. Avrebbero potuto chiuderla comunque, i vice campioni.
Non sarà mica da «questi particolari» (dai rigori, cioè), canta De Gregori, che «si giudica un giocatore», ma insomma: Lautaro-gol, Ferguson-gol, Bastoni parato, Moro parato, Barella alto, Miranda alto, Bonny parato, Rowe gol, De Vrij gol, Immobile gol. Sì, proprio Ciro Immobile: 35 anni, lungodegente da mesi, capace di trasformare gli spiccioli raccolti in undici metri di redenzione. Il destino pretende, il destino tende.
Per quanto amaro, è il primo pari stagionale dell’Inter. Contro i rossoblù ringhia sempre ma soffre spesso. Non può essere un caso, al netto degli episodi.
Lo scudetto del Napoli sfida la Coppa Italia del Bologna: lo «ius soli» sotto braccio allo «ius bacheche». In campionato, al Dall’Ara, Conte venne travolto: 0-2. Fece punto e andò a capo. E tornò capo.