Mentre ancora i Ris indagavano sulle tracce della difesa (a quattro? a tre? A quattro, forse), il Como era già avanti. Angolo, schema (sic), cross radente di Nico Paz e, dal lato debole, il piede forte di Kempf. Oplà . Nico, I suppose. Lui, libero d’attacco. Yildiz, deportato a sinistra. E allora, al minuto 79, un attimo dopo l’ingresso di Vlahovic (non, però, al posto di David: «con»), contropiede purissimo, da costa a costa, Paz che si beve Cambiaso e, di sinistro, aggira Di Gregorio: per la cronaca, il migliore della Vecchia. Ventun anni, l’argentino. Quattro assist e quattro reti (sulle nove globali della squadra): però.
Dunque: Como due, Juventus zero. E, in attesa di Mbappé, primo k.o. stagionale dell’Igorone dei cinque pareggi. Fabregas era squalificato, ma la sua mano si vede e il suo piglio si sente. Nel pressing sfacciato, per esempio; in quei ripiegamenti improvvisi, per stanare i turisti di turno. In tribuna, Wenger e Henry, che chez Madama occupò tutti i ruoli tranne il suo. Capita anche ai più scafati (Triade, Ancelotti, eccetera).
La Juventus è questa. Apallica e confusa, non fa più paura da anni, chiunque la alleni. «Floopmeiners» è, da mesi, materia freudiana. David Jonathan ha perso la fionda che, a Lille, sfoderò proprio contro la Juventus di Comolli (Gigli?). Il resto, adesso: piedi sbiruli; Conceiçao sempre giù per terra; Thuram sferragliante da area ad area; e i tiri in porta, rari come i bar nei deserti.
L’aggressività riduce i dubbi: l’ha detto Velasco. Il Como l’ha preso alla lettera. Il Como di Nico ça va sans dire, ma anche di Vojvoda, di Da Cunha, di Kempft, dell’antico Morata, in versione pizzardone. I cambi di Tudor non hanno prodotto svolte. Siamo appena alla settima e il quarto posto della mia griglia scricchiola già drasticamente, al netto del sorpasso bolognese e dell’aggancio comasco. La butto lì: l’anagramma di algoritmo è lagoritmo.